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Linguaggio del corpo del neonato: guida pratica per capire cosa il tuo bebè sta cercando di dirti

Comunicazione: quale modo più efficiente per trasmettere i propri bisogni, desideri e paure a un altro essere umano? Certo è che, quando il linguaggio viene meno, riuscire a capirsi diventa più complicato, soprattutto quando si tratta di comunicare con un bebè che non ha ancora imparato nulla del mondo e di se stesso. Il linguaggio del corpo del neonato è il canale prediletto per la comunicazione nei primi mesi di vita, almeno finché il piccolo non impara a parlare e a esprimersi in maniera complessa.

In questo articolo ti aiuteremo a decodificare i segnali che il tuo piccino ti invia per aiutarti a comprenderlo e accudirlo al meglio.

Come i bebè comunicano con i genitori e con il mondo

linguaggio del corpo del neonato

La comunicazione non verbale nei bebè evolve in maniera molto rapida: durante il primo anno di vita un essere umano apprende a una velocità ineguagliata nel resto del suo sviluppo, e i segnali che invia ai suoi caregiver sono molto diversi a seconda del trimestre in cui si trova. Analizziamo insieme l’evoluzione del linguaggio del corpo del neonato nel corso dei suoi primi 12 mesi.

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Linguaggio del corpo del neonato: primi 2 mesi di vita

Le prime settimane di vita possono essere le più impegnative per i neogenitori, poiché sia loro che il bambino devono imparare a riconoscersi e comprendersi. Ancora di più perché il piccolo ha davvero pochissimi mezzi per comunicare i suoi bisogni e fa ricorso soprattutto al pianto, di conseguenza i genitori devono imparare a distinguere i diversi tipi di vagito per capire di cosa il bebè ha davvero bisogno.

A complicare le cose, molti genitori considerano comunicazione alcuni gesti del piccino che sono in realtà semplici riflessi: quando stringe un dito che gli sfiora il palmo, quando gira la testa dopo che gli si carezza una guancia, il bambino reagisce in maniera riflessa e non perché stia effettivamente trasmettendo amore a qualcuno.

Dalla sesta settimana, però, un ulteriore canale di comunicazione permette ai genitori di avere un feedback sul loro operato: la comparsa del sorriso che, insieme ai movimenti degli occhi, permette al piccolo di comunicare soddisfazione o interesse.

Linguaggio del corpo del neonato: da 2 a 4 mesi

Sebbene ancora molto dipendente dal pianto, dopo i primi due mesi il piccolo è in grado di produrre una discreta varietà di suoni, grazie ai quali può indicare compiacimento, voglia di attenzioni o persino gioia. È il periodo dei primi gorgheggi e vocalizzazioni: il bambino ha imparato a riconoscere i genitori e si avvia verso una migliore comprensione dell’ambiente intorno.

Linguaggio del corpo del neonato: da 4 a 6 mesi

A 4 mesi, il bambino comincia a comprendere la relazione causa-effetto tra le sue richieste e le risposte dei genitori. In questo modo impara a coordinare i pensieri ed esprimerli attraverso azioni più consapevoli, ad esempio alzare le braccia per farsi prendere in braccio. In questo periodo assume anche consapevolezza della sua stessa voce, entrando in una fase detta di auto-stimolazione, nella quale si intrattiene con vocalizzazioni più lunghe e ascolta se stesso.

Sempre in questi mesi, la sua mimica facciale diventa più complessa ed espressiva ed è possibile comprendere cosa prova osservando le sue reazioni alle stimolazioni ambientali.

Linguaggio del corpo del neonato: da 6 a 8 mesi

La comunicazione del bebè è sempre più consapevole e intenzionale. È in grado di comunicare più chiaramente attraverso i gesti e comincia a balbettare ed emettere suoni in maniera più mirata, avviandosi verso l’apprendimento della comunicazione verbale. Riconosce il suo nome e reagisce con attenzione quando viene chiamato. Esprime interesse se qualcuno gli parla ed è persino in grado di sporgersi dal passeggino se incuriosito.

Linguaggio del corpo del neonato: da 9 a 12 mesi

È un periodo di pura esplosione cognitiva: nel corso di questo trimestre, il piccolo compie enormi progressi.

Dal punto di vista della gestualità, la sua coordinazione occhio-mano è sempre più precisa e si esprime in indicazioni chiare dalle quali è possibile, non solo comprendere i suoi bisogni, ma anche la sua reazione all’ambiente intorno: ad esempio è in grado di salutare o di indicare con precisione un oggetto. O ancora, se una persona non gli sta simpatica o non la conosce, reagirà assumendo un linguaggio del corpo chiuso o evitante oppure “nascondendosi” tra le braccia del genitore.

Per quanto riguarda la verbalizzazione, già a 9 mesi è in grado di riconoscere parole familiari come mamma, papà, pappa e nanna, indipendentemente dalla sua capacità di riprodurle. Più sarà stimolato a comunicare attraverso le parole durante questa fase, più velocemente comincerà a comporre brevi frasi con le quali farsi capire.

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Come interpretare i diversi tipi di pianto

interpretare pianto neonato

Come accennato in apertura, soprattutto nelle prime settimane di vita, il bebè comunica quasi esclusivamente attraverso il pianto. Con l’esperienza, prestando attenzione a diversi fattori, i genitori imparano a comprendere cosa il piccolo cerca di dire. È questo un dettaglio importante: la posizione degli arti, l’intensità e la lunghezza del vagito, e la reazione del bebè agli stimoli che gli vengono forniti sono segnali che completano la sua comunicazione dei quali è importante tenere conto.

Non bisogna pensare di risolvere tutto con il biberon o con il seno: se il piccolo è sazio e sta cercando di comunicare un qualche tipo di malessere o fastidio, rispondergli con il cibo potrebbe fargli pensare che è inutile invocare l’intervento dei genitori, oltre che causargli rigurgiti o mal di pancia.

Ecco alcuni dettagli ai quali prestare attenzione per distinguere tra loro i diversi tipi di pianto.

Pianto da stanchezza

Oltre ai consueti orari della nanna, il piccolo potrebbe sentirsi stanco anche dopo una stimolazione intensa, ad esempio dopo il gioco. Generalmente manifesta il suo fastidio prima con dei versetti di nervosismo e poi con un pianto intermittente, intervallato da brevi lamenti o sospiri. Potrebbe mostrarsi insofferente se preso in braccio e aumentare l’intensità del pianto, oltre che scalciare o inarcare la schiena. Un ulteriore segnale di stanchezza sono sbadigli e occhi pesanti.

Pianto da fame

Avendo traccia degli orari dei pasti, è più semplice identificare questa richiesta nel momento in cui arriva. La vocalizzazione comincia prima con dei versetti simili alla tosse per poi trasformarsi nel pianto vero e proprio. Fate attenzione a come si comporta con la bocca: se espone la lingua e la porta da un lato all’altro come se volesse leccarsi le guance, se porta le dita in bocca, se succhia, probabilmente è ora della pappa.

Pianto da freddo/caldo

Sono due reazioni molto diverse tra loro.

Se il piccolo ha freddo, mentre piange potrebbero manifestarsi dei tremolii del labbro. Fate attenzione allo stato della pelle e delle estremità: se ha la pelle d’oca, se le dita sono fredde o bluastre, è il caso di coprirlo. Accertatevi che la temperatura dei locali in cui il piccolo viene cambiato o gli viene fatto il bagnetto non sia troppo bassa.

Se invece il pianto è affannato e nervoso, se il piccolo è sudato e il viso si arrossa, potrebbe essere il caso di rinfrescarlo.

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Pianto da noia

Comincia con suoni di fastidio e, più che un pianto vero e proprio, è una serie di vocalizzi irritati. Il piccolo mostra disinteresse se gli si pongono di fronte degli oggetti o cerca di distrarsi giocherellando con le dita. Portatelo in un ambiente diverso.

Pianto da iperstimolazione

Può accadere anche che il piccolo sia stato oggetto di così tante attenzioni da esserne stanco o infastidito! In questo caso il suo pianto sarà simile a quello da sonno, quindi piuttosto lungo e forte, ma con in più agitazione degli arti e insofferenza alla luce o a persone che cercano di intrattenerlo o farlo giocare ulteriormente. Meglio portarlo in un luogo più tranquillo.

Pianto da mal di pancia

A seconda della causa del mal di pancia, il bambino si comporterà in maniera differente.

Se il suo malessere è a livello intestinale, si lamenterà soprattutto durante il pasto, arrivando ad allontanarsi o a spingere, rifiutando di poppare. Fate attenzione ai rumori della peristalsi: se sentite l’intestino che si muove, probabilmente è quella la causa del fastidio.

Quando il dolore è dovuto ad aria nella pancia, invece, il pianto sarà molto più intenso e acuto e il corpo molto più rigido. Il piccolo potrebbe cercare di portare le ginocchia al petto e la sua espressione facciale sarà contratta e visibilmente sofferente.

Pianto da solitudine

Può anche darsi che il piccolo abbia soltanto voglia di passare del tempo con noi. In questo caso emetterà dei brevi vagiti per attirare l’attenzione e cercherà i genitori con lo sguardo o con movimenti della testa. Se il piccolo viene preso in braccio, o anche solo accarezzato e intrattenuto, il pianto cessa.

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