allattamento al seno

Allattamento al seno: tutte le mamme possono allattare?

Quello dell’allattamento al seno è un momento fondamentale dell’esperienza genitoriale, importante sia per la mamma che per il piccolo appena nato. Ma tutte le mamme possono allattare?

In questo articolo proveremo a rispondere a questa domanda cercando di fare chiarezza su un argomento a volte controverso e dibattuto. Per questo motivo, ci atterremo ai dati e alle informazioni riportate dall’Istituto Superiore di Sanità e da associazioni mediche riconosciute, in modo da fornire risposte accurate supportate da esperti del settore.

I vantaggi dell’allattamento al seno

Al di là della semplice necessità di nutrizione, i vantaggi dell’allattamento al seno sono molteplici.

In primo luogo, particolarmente nei primissimi giorni di vita, l’alimento che viene prodotto dalla madre è leggermente diverso da quello che definiamo latte: si tratta di una sostanza giallognola che prende il nome di colostro ed è meno nutriente del latte in senso lato, ma ricca di proteine, minerali e anticorpi sotto forma di immunoglobuline. È dopo i primi giorni di allattamento che il colostro muta in latte, con il suo carico di carboidrati, grassi e vitamine B.

In secondo luogo, il momento dell’allattamento al seno è fondamentale per il cosiddetto bonding, cioè la costruzione del legame tra la mamma e il piccolo. Il contatto di pelle, attraverso il quale il neonato ritrova l’odore che sentiva nell’utero e ascolta il battito cardiaco della madre che gli teneva compagnia durante la gestazione, consente al piccolo di abbandonarsi con fiducia all’abbraccio materno.

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Casi in cui non tutte le mamme possono allattare: storie da un tempo passato

tutte le mamme possono allattare

Fino a qualche decennio fa, l’allattamento al seno era l’unica via possibile perché un neonato potesse crescere sano. Quando una neomamma non produceva latte, o non ne produceva abbastanza, era costume che un’altra donna in fase di allattamento si occupasse di nutrire anche il suo piccino. Questo legame era così importante che, in alcune comunità, bambini allattati dalla stessa donna si consideravano fratelli di latte e restavano legati per la vita.

Ma è davvero possibile che una donna non sia in grado di produrre latte per il suo bambino oppure tutte le mamme possono allattare?

Tutte le mamme possono allattare?

Da un punto di vista fisiologico, è raro che una puerpera non sia in grado di produrre latte: la possibilità che questo accada è al di sotto del 5% ed è generalmente correlata a un’anomala conformazione della ghiandola mammaria o a una malattia in corso che inibisca la produzione.

Tuttavia, la pratica dell’allattamento al seno può risultare difficoltosa per alcune donne: in un certo senso, ciò che per il piccolo è innato deve essere, invece, appreso dalla madre, cosa che a volte risulta difficoltosa. La via del latte in polvere viene quindi percepita come più efficace e preferita all’idea di non poter fornire sostentamento al proprio piccolo in maniera adeguata. Sebbene le attuali formule per il latte in polvere siano molto complete, in taluni casi quella di non allattare è una scelta culturale, più che fisiologica.

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Non sempre tutte le mamme possono allattare: casi in cui l’allattamento al seno è sconsigliato

Esistono, però, casi in cui effettivamente la madre non può allattare oppure, per ragioni mediche, l’allattamento è sconsigliato poiché potrebbe essere rischioso per lei o per il neonato.

Quando l’allattamento al seno è sconsigliato a causa di problemi di salute della mamma

Sebbene molte credenze siano state sfatate dalla medicina moderna – ad esempio la convinzione che l’allattamento materno potesse causare la trasmissione madre-figlio di condizioni come la miopia – possono esserci situazioni nelle quali lo stato di salute della mamma rende controindicato l’allattamento al seno.

In particolare, la pratica è da evitare nei seguenti casi:

  • Quando la madre è affetta da infezione da HIV: in questi casi l’allattamento al seno è da evitare assolutamente.
  • Quando è in corso un’infezione da Herpes Simplex nell’area dei capezzoli: sebbene non sia una condizione grave, è sconsigliabile esporre il neonato al virus.
  • Quando la madre è in cura con farmaci che potrebbero causare reazioni nel piccolo: sebbene i farmaci controindicati non siano molti, è sempre bene confrontarsi con un medico per valutare l’eventualità di interrompere la pratica di allattamento al seno o di sospendere la terapia farmacologica per qualche mese, ove possibile.

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Quando l’allattamento al seno è sconsigliato a causa di problemi di salute del bambino

È possibile che l’allattamento al seno sia da evitare a causa di condizioni di salute del neonato, generalmente in caso di difetti o malattie del metabolismo. Le malattie che rendono sconsigliato l’allattamento al seno sono:

  • Galattosemia. Si tratta di una malattia metabolica molto rara – l’incidenza è all’incirca di 1 neonato su 50mila – a causa della quale l’organismo del piccolo non è in grado di convertire il galattosio presente nel latte in glucosio da utilizzare come fonte di energia.
  • Fenilchetonuria. È un raro difetto congenito – colpisce 1 neonato su 15mila – a causa del quale l’organismo non è in grado di scomporre un aminoacido chiamato fenilalanina, che si accumula nell’organismo causando problemi a livello cerebrale. Chi ne è affetto deve seguire un regime dietetico nel quale l’apporto di proteine è notevolmente ridotto, e la supplementazione proteica è ottenuta tramite integratori. Nel caso dei neonati, sono ammesse piccole quantità di latte materno, ma sempre sotto controllo medico.
  • Malattia delle urine a sciroppo d’acero. È un rarissimo difetto del metabolismo che colpisce all’incirca 1 neonato su un milione, a causa del quale il metabolismo di alcuni aminoacidi è compromesso. Anche in questo caso, è possibile ricorrere a un allattamento parziale, sempre sotto stretta supervisione medica.

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Forse non tutte le mamme possono allattare, ma non sono da sole!

Nell’eventualità in cui una mamma non possa allattare al seno, o dovesse avere difficoltà nel farlo, può comunque trovare supporto nella società e nelle persone intorno. In caso di disagio psicologico, esistono servizi sanitari dedicati al sostegno all’allattamento che prevedono anche gruppi di supporto nei quali condividere la propria esperienza con altri genitori.

Se si desiderasse alimentare il bambino con latte materno e non artificiale, inoltre, ci si può rivolgere alle cosiddette BLUD, Banche del Latte Umano Donato, che si occupano di raccogliere, analizzare, trattare e conservare in maniera appropriata latte materno da parte di donatrici volontarie.

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