Scarlattina in gravidanza: rischi della scarlattina in gravidanza

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Generalmente considerata poco pericolosa, la scarlattina è una malattia infettiva tipica dell’infanzia che, se trattata in maniera tempestiva, può risolversi entro qualche settimana. Ma come comportarsi in caso di scarlattina in gravidanza? In questo articolo approfondiremo l’argomento, analizzando rischi e procedure da seguire per tenerla sotto controllo ed evitare complicazioni.

Cos’è la scarlattina

La scarlattina è una malattia infettiva causata dallo streptococco beta emolitico del gruppo A.

È una malattia esantematica – vale a dire che si manifesta sotto forma di esantema, ossia un’eruzione cutanea – tipica dell’infanzia, sebbene possa interessare anche gli adulti.

Contrarre e superare la malattia non garantisce immunità permanente, di conseguenza è possibile ammalarsi di scarlattina più volte nella vita.

Quali sono i sintomi

lingua a fragola sintomo tipico della scarlattina

La scarlattina si manifesta con un serie di sintomi peculiari che rendono possibile identificarla anche solo con l’osservazione fisica del paziente.

Il periodo di incubazione ha una durata variabile tra i 2 e i 5 giorni, a seguito dei quali possono insorgere i seguenti sintomi:

A questi segue l’esantema, che si manifesta inizialmente sotto forma di puntini rossi nelle aree del collo, delle ascelle e dell’inguine, per poi estendersi al resto del corpo, con una sensazione di pelle ruvida come carta vetrata.

Ma il sintomo più caratteristico è la cosiddetta lingua a fragola, caratterizzata da una patina inizialmente biancastra, che poi vira sul rosso scarlatto con le papule in evidenza.

Diagnosi di scarlattina in gravidanza

mani con esantema da scarlattina in gravidanza

Considerata la peculiarità dei sintomi, un esame fisico della paziente è spesso sufficiente per poter avanzare un’ipotesi diagnostica. L’ipotesi, tuttavia, va confermata con l’esecuzione di un tampone faringeo.

Poiché l’esantema si manifesta inizialmente nell’area dei genitali, è consigliabile effettuare anche un tampone vaginale nel caso in cui la diagnosi di scarlattina in gravidanza sia confermata, in modo da identificare o meno la presenza del batterio in quella regione e valutare il trattamento più adatto.

Rischi della scarlattina in gravidanza

La scarlattina in gravidanza non è generalmente considerata pericolosa, a differenza di altre malattie esantematiche come rosolia, morbillo o varicella.

Ciò non vuol dire, tuttavia, che l’infezione non debba essere trattata con attenzione o tenuta sotto osservazione.

La scarlattina in gravidanza, infatti, può manifestarsi con febbre molto alta, con conseguente aumento del rischio di parto pretermine. Per questo motivo, è essenziale rivolgersi al medico già alla comparsa dei primi sintomi, in modo da poter tenere sotto controllo l’andamento della malattia e contenere i rischi.

Esiste anche una remota possibilità che la scarlattina venga trasmessa al feto, sebbene si tratti di un’eventualità statisticamente rara.

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Trattamenti sicuri per la scarlattina

La via più efficace per non esporsi al rischio di complicazioni è prevenire l’infezione da scarlattina in gravidanza. Soprattutto se si convive con persone infette o potenzialmente esposte alla malattia, è bene mettere in atto una serie di accorgimenti volti a diminuire il contatto con il batterio, come ad esempio:

  • Lavarsi regolarmente le mani e sanificare le superfici dopo il contatto con potenziali portatori della malattia
  • Evitare il contatto con persone infette e l’utilizzo dei loro oggetti personali, come piatti e bicchieri
  • Non sostare a lungo in luoghi a rischio, come asili nido o scuole

Se contratta, la scarlattina in gravidanza è solitamente trattata con l’impiego di antibiotici, in particolare di penicilline come l’ampicillina, che sono ben tollerate anche durante la gestazione.

Posologia e durata del trattamento, tuttavia, devono essere valutati e monitorati da un medico. In caso di effetti collaterali, è bene non interrompere il trattamento in autonomia, ma contattare prontamente lo specialista perché possa elaborare le modifiche più consone al piano terapeutico.

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