Parto in acqua: cos’è, perché sceglierlo e tutti i vantaggi 

parto in acqua

Sei nei primi mesi della gravidanza, stai già pianificando tutto per la nascita del tuo bambino e non escludi la possibilità di fare il parto in acqua? Questa pratica si è diffusa a partire dagli anni ’60 grazie al lavoro del ricercatore russo Igor Charkovsky. In Italia, invece, è stata introdotta circa venti anni dopo per la prima volta nell’ospedale di Poggibonsi, in provincia di Siena. 

Curiosa di saperne di più? In questo articolo scopriremo come avviene il parto in acqua, i vantaggi e se puoi farlo anche tu!

Cos’è il parto in acqua?

Ma come funziona davvero il parto in acqua? Durante il travaglio la donna si immerge in una vasca d’acqua calda che deve essere riempita con almeno 70-80 cm di acqua. Inoltre, la temperatura viene mantenuta tra i 36 e i 37°C e rilevata da un termometro apposito, perché non deve superare questa soglia. Nello stesso tempo, il personale medico monitora il battito del nascituro con sonde wireless. 

Ora ti starai sicuramente chiedendo cosa succede al momento della nascita… ed ecco la risposta! Una volta terminata la fase di travaglio il neonato viene portato in superficie, subito dopo la sua testa sarà asciugata dal personale medico presente, e, per limitare la dispersione di calore, il piccolo, di norma, viene posizionato sull’addome materno. 

E quando termina il parto in acqua? La mamma potrà uscire dalla vasca durante il secondamento, ossia l’ultima fase del parto che consiste nell’espulsione della placenta, delle membrane amniotiche e del cordone ombelicale.

I vantaggi del parto in acqua 

Perché scegliere il parto in acqua? I vantaggi sono numerosi, scopriamoli tutti: 

  • abbrevia i tempi del travaglio
  • garantisce maggiore libertà e controllo del corpo 
  • agevola i cambiamenti di posizione 
  • favorisce la produzione di endorfine 
  • riduce il dolore e la necessità di assumere farmaci analgesici
  • rilassa i muscoli del bacino 
  • diminuisce i livelli di cortisolo
  • riduce il rischio di lacerazioni perineali e di interventi come episiotomia
  • migliora la circolazione sanguigna e fetale 

Parto in acqua, chi può farlo e chi no?

Non tutte le donne incinte possono fare il parto in acqua. Questa procedura può essere svolta, una volta concordata con il proprio ginecologo, solo in determinate situazioni: 

  • se la gravidanza è a basso rischio
  • se la gravidanza è singola a termine, quindi, si conclude generalmente tra la 37ª e la 41ª settimana
  • se il bambino si trova in posizione cefalica

Il parto in acqua, quindi, è sconsigliato in caso di condizioni mediche anche croniche o complicazioni in particolare:

  • gravidanza pretermine o gemellare
  • perdite anomale di sangue 
  • ipertensione
  • diabete 
  • patologie cardiache o malattie infettive come HBV, HCV, o anche Covid-19
  • preeclampsia
  • malformazioni del feto
  • posizione podalica del bambino 

Dove fare il parto in acqua

Sei arrivata fin qui e vuoi sapere ora dove potresti fare il parto in acqua? Molti ospedali in Italia ti offrono questa possibilità e sono attrezzati con vasche apposite e attrezzature specifiche per monitorare la tua salute e quella del bambino. Esistono, però, anche altre soluzioni, come ad esempio strutture private dedicate alla nascita gestite da ostetriche a cui potresti rivolgerti, note come case maternità. 

Pensaci bene e valuta tutti i pro e i contro del parto in acqua: parlane con il tuo ginecologo, condividi i tuoi dubbi e paure! E se la tua gravidanza non è a rischio e il suo parere è positivo, saprà sicuramente consigliarti anche la struttura più vicina a te dove poter fare il parto in acqua!

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