Ansia o paura? Come riconoscere gli attacchi di panico nei bambini e le strategie per aiutarli

Siamo abituati a pensare che l’ansia e lo stress siano pesi che gravano solo sulle spalle degli adulti. Ma sempre più spesso, queste stesse sensazioni possono sperimentarle anche i più piccoli. Vedere il proprio figlio improvvisamente in preda all’ansia, sentirlo lamentare di non riuscire a respirare o vederlo tremare senza un motivo apparente, è un’esperienza che può intimorire qualsiasi madre.

Comprendere a fondo la natura degli attacchi di panico nei bambini e imparare a distinguere una normale preoccupazione infantile da una forma più seria di panico, è il primo passo per poter fare davvero la differenza. Cosa fare, allora? Vediamo insieme come si scatenano gli attacchi di panico nei bambini, quali sono i campanelli d’allarme e, soprattutto, i comportamenti adottare per stargli accanto in modo costruttivo.

Attacchi di panico nei bambini, come si riconoscono?

attacchi di panico nei bambini, bambina in braccio

Per poter comprendere le cause degli attacchi di panico nei bambini, è fondamentale fare, prima di tutto, un po’ di chiarezza e distinguere la normale paura da quella che gli esperti definiscono ‘ansia’. La paura è un’emozione che si accende quando ci troviamo di fronte a un pericolo reale, immediato, nel momento presente. L’ansia, al contrario, viaggia nel futuro. È la mente che immagina scenari negativi, preoccupandosi per qualcosa che potrebbe accadere, anche se le probabilità sono basse. In ogni fase della crescita i bambini sviluppano timori del tutto naturali:

  • nel primo anno d’età temono estranei e rumori forti e improvvisi
  • da 1 a 3 anni è comunissimo che abbiano paura del buio, dormire da soli e sentire il distacco dai genitori per andare all’asilo
  • tra i 3 e i 5 anni sono spaventati da insetti, cani, medici o dal rimanere soli
  • tra i 6 e gli 11 anni le paure cambiano. Subentra il timore che possa succedere qualcosa di brutto a mamma o papà, oppure l’ansia legata alla scuola, ai brutti voti e al giudizio degli amichetti

Il problema sorge quando questa normale ansia supera i limiti. Ma come si manifestano gli attacchi di panico nei bambini? Si tratta di una sensazione di malumore improvvisa e intensissima che solitamente raggiunge il culmine in circa dieci minuti e può durare fino a mezz’ora. Non è un banale capriccio per attirare la tua attenzione, ma un vero tsunami fisico ed emotivo. Il piccolo inizia a sudare freddo, tremare vistosamente o avere brividi. Molto spesso i bambini lamentano sintomi fisici impressionanti. Potrai sentirti dire “mi scoppia il cuore“, “ho un nodo alla gola e non riesco a respirare“, oppure accuserà forti dolori alla pancia e nausea.

A volte, a questi segnali si aggiungono sensazioni ancora più spaventose e difficili da spiegare, come formicolii alle mani o ai piedi, o una strana sensazione di distacco dalla realtà. La conseguenza più diretta di questo forte dolore è il cosiddetto ‘evitamento’. Dopo un’esperienza così traumatica, tuo figlio cercherà in ogni modo di scappare e tenersi alla larga dai luoghi in cui l’attacco si è verificato. Se è successo a scuola, ad esempio, si rifiuterà di andarci, terrorizzato all’idea che possa sentirsi male di nuovo.

Cosa fare in caso di attacchi di panico nei bambini?

Davanti agli attacchi di panico nei bambini la via più istintiva è quella delle rassicurazioni continue, ma non sempre è quella giusta. Perché rassicurarli troppo è sconsigliato? Promettere di continuo che l’evento tanto temuto non si verificherà mai, o far passare il messaggio che la tua sola presenza sia una specie di scudo magico, rischia di renderlo estremamente insicuro. Il bambino finisce per convincersi che da solo non ha le capacità per affrontare il mondo, diventando così totalmente dipendente da te per sentirsi al sicuro.

L’approccio più utile, in caso di attacchi di panico nei bambini, invece, richiede presenza. Devi mostrarti salda ed empatica, ma senza sostituirti a lui: tuo figlio ha bisogno di sentire che comprendi la fatica e che accetti il suo dolore senza sminuirlo. L’obiettivo non è anestetizzare le emozioni negative, che fanno parte della vita, ma fargli da guida nell’imparare a gestirle. Altri due consigli utili:

  • aiutalo a dare un nome a ciò che sente
  • incoraggialo a descrivere con le sue parole quelle reazioni del corpo così spaventose, per poi ricollegarle insieme alla situazione che le ha fatte esplodere

Solo così il tuo bambino imparerà a governare la sua personale tempesta, riconquistando la fiducia in se stesso!

Leggi anche: Cos’è il riflesso di estrusione: ecco come aiutare il tuo bambino a non rifiutare il cibo