Durante la gravidanza, alcuni esami aiutano a tenere sotto controllo il benessere del bambino e della mamma. Tra questi c’è la cardiotocografia, un monitoraggio importante che permette di ascoltare il battito del feto e rilevare le contrazioni uterine.
In questo articolo scopriamo insieme cos’è la cardiotocografia, quando viene consigliata e perché può essere utile negli ultimi mesi di gestazione.
Cos’è la cardiotocografia

La cardiotocografia (spesso abbreviata in CTG) è un esame che viene effettuato nel terzo trimestre di gravidanza, solitamente a partire dalla 36ª settimana o quando il medico lo ritiene necessario. Serve a monitorare due aspetti fondamentali: il battito cardiaco del bambino e le contrazioni dell’utero.
Viene eseguita attraverso due piccole sonde posizionate sulla pancia della mamma, collegate a un macchinario che registra l’attività in tempo reale. Una sonda rileva il battito del feto, l’altra le contrazioni uterine. L’esame è indolore, non invasivo e sicuro, sia per la mamma che per il bambino.
La cardiotocografia può essere usata come controllo di routine nelle ultime settimane o durante il travaglio, ma anche in caso di particolari condizioni: ad esempio se ci sono sospetti di sofferenza fetale, se il bambino si muove meno del solito oppure in caso di gravidanze a rischio o oltre il termine previsto.
È un esame importante perché permette ai medici di intervenire in tempo e alle mamme di affrontare il momento del parto con maggiore serenità.
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Quando è necessaria la cardiotocografia
La cardiotocografia diventa necessaria soprattutto nelle ultime settimane di gravidanza, generalmente a partire dalla 36ª settimana, per controllare che tutto proceda regolarmente in vista del parto. In alcuni casi, il medico può richiederla anche prima, se ci sono condizioni particolari che richiedono un monitoraggio più attento.
Ad esempio, viene raccomandata quando la mamma avverte una riduzione dei movimenti del bambino, in presenza di ipertensione, diabete gestazionale, gravidanze gemellari o quando il termine è stato superato. Inoltre, la CTG è utilizzata durante il travaglio per valutare come il bambino reagisce alle contrazioni e per accertarsi che il suo cuore batta con regolarità.
È uno strumento necessario che consente anche di individuare tempestivamente eventuali segnali di allarme e agire con prontezza per proteggere la salute del piccolo e della mamma.
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Come si svolge la cardiotocografia

La cardiotocografia è un esame semplice, non doloroso e si svolge in genere in ambulatorio o in ospedale. La futura mamma viene fatta accomodare su un lettino, in posizione semi-sdraiata o sul fianco sinistro, per garantire comfort e sicurezza. Vengono poi applicate due fasce elastiche attorno alla pancia, collegate a un monitor: una registra il battito cardiaco del bambino, l’altra le eventuali contrazioni uterine.
L’esame dura in media 20-40 minuti, ma può protrarsi un po’ di più se il piccolo sta dormendo o se servono dati più precisi. Durante la registrazione, alla mamma può essere chiesto di premere un pulsante ogni volta che percepisce un movimento del bambino: questo aiuta a mettere in relazione i dati con l’attività fetale.
Al termine, il tracciato viene analizzato dal medico per valutare lo stato di benessere del feto. È un momento tranquillo che può diventare anche un’occasione per ascoltare il cuoricino del proprio bambino e sentirlo ancora più vicino.
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La cardiotocografia è sicura? Ci sono rischi o controindicazioni?
La cardiotocografia è un esame del tutto sicuro, sia per la mamma che per il bambino. Non è invasiva, non utilizza radiazioni né sostanze chimiche e può essere ripetuta più volte senza alcun rischio.
L’unico piccolo fastidio che alcune donne possono avvertire è legato alla durata o alla posizione, soprattutto nelle fasi finali della gravidanza, quando stare a lungo sdraiate può risultare scomodo. In questi casi, è sempre possibile chiedere di cambiare posizione (ad esempio mettersi sul fianco) per sentirsi più a proprio agio.
Non ci sono controindicazioni mediche, ed è proprio per questo che viene usata sia come controllo di routine, sia in caso di situazioni particolari. Se hai dubbi o timori, parlane sempre con il tuo ginecologo: sentirsi informate e serene fa bene anche al bambino.