Quello dell’allattamento è un momento di bonding molto intenso, attraverso il quale la relazione madre-bambino si costruisce e si rafforza. Tuttavia, se non gestito in maniera ottimale, possono verificarsi degli inconvenienti come l’ingorgo mammario, una problematica derivante da una produzione di latte eccessiva rispetto alla quantità consumata dal neonato.
In questo articolo approfondiremo l’argomento imparando a riconoscere l’ingorgo mammario, come prevenirlo e come risolvere il problema.
Cos’è l’ingorgo mammario
L’ingorgo mammario è la conseguenza di un inadeguato deflusso di latte materno e si verifica, in particolare, quando la quantità di latte prodotta dalla madre è superiore rispetto a quella che il bambino succhia.
Normalmente il latte si accumula negli alveoli, piccoli sacchi presenti all’interno delle ghiandole mammarie che si dilatano man mano che il prezioso tessuto viene prodotto, per contenerlo tra una poppata e l’altra. Se il quantitativo di latte presente nelle mammelle è eccessivo, gli alveoli possono gonfiarsi troppo e lacerarsi, causandone la fuoriuscita e il ristagno all’interno dei tessuti circostanti.
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Conseguenze
Il latte che ristagna nei tessuti causa gonfiore e indolenzimento del seno, con un sensibile aumento della temperatura locale.
Generalmente la zona più interessata è quella dell’areola, che diventa più gonfia e rigida rendendo difficoltoso l’attaccamento al capezzolo per il bambino, che così non riesce a poppare, con conseguenze facilmente immaginabili per la sua salute.
Importante è anche non sottovalutare il rischio di mastite qualora la distensione del tessuto mammario porti a una riduzione dell’afflusso di sangue alle cellule interne
Cause dell’ingorgo mammario

La sovrapproduzione di latte che causa l’ingorgo mammario può essere dovuta a diversi motivi.
Il più comune è l’imposizione di un regime di poppate che non tenga conto delle richieste del bambino. In questo modo, il piccolo si ritrova a poppare solo in orari precisi, spesso per meno tempo di quanto avrebbe bisogno, causando un ristagno del latte all’interno delle mammelle.
Un altro potenziale motivo alla base dell’ingorgo mammario è un attaccamento al capezzolo che non avviene in maniera corretta, portando allo svuotamento di alcuni quadranti della mammella, ma non di altri.
Un’ulteriore causa di ingorgo mammario è la sua cosiddetta forma primaria, che si verifica in coincidenza con la montata lattea – ossia il momento in cui la produzione di latte comincia, nei primi giorni dopo il parto – con un accumulo di liquidi nella mammella.
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Riconoscere l’ingorgo mammario

Come riconoscere un seno gonfio di latte da uno con ingorgo?
Generalmente, le mammelle sono più gonfie e turgide del normale durante il periodo dell’allattamento, ma la loro consistenza è pastosa e il latte fuoriesce senza problemi quando queste vengono spremute.
In caso di ingorgo mammario, il primo sintomo a cui fare attenzione è una sensazione di dolore nel momento in cui la mammella viene toccata. Il flusso di latte è rallentato negli ingorghi lievi, mentre nei casi più gravi esce con difficoltà e lo svuotamento delle mammelle non porta sollievo dal dolore o abbassamento della temperatura. Altro campanello d’allarme è il gonfiore dell’areola, al punto da non riuscire più a vedere il capezzolo, e la sua maggiore rigidità.
Come prevenire e trattare l’ingorgo mammario
Prevenzione
Uno dei modi più efficaci per prevenire l’ingorgo mammario è seguire un regime di allattamento sano. Il numero delle poppate dovrebbe basarsi sul principio della domanda/offerta. In media, un neonato richiederà tra le 8 e le 12 poppate nel corso delle 24 ore.
Questo svuotamento regolare delle mammelle migliorerà l’apporto di sangue alle ghiandole mammarie, oltre a regolarizzare la produzione di latte sulla base delle effettive richieste del piccolo.
Nel caso in cui non sia possibile allattare, magari perché il bambino è in cura presso una struttura ospedaliera, è bene continuare a svuotare il seno con regolarità, aiutandosi con le dita o con un tiralatte, in modo da prevenire il ristagno del liquido negli alveoli.
Cura
Nel caso in cui l’ingorgo mammario si sia già verificato, le azioni da compiere per risolvere il problema avranno prevalentemente lo scopo di svuotare le mammelle e alleviare la sensazione di dolore e ristagno.
Per alleviare il gonfiore e il fastidio, si può far ricorso a impacchi da applicare direttamente sulle mammelle:
- Impacchi freddi dopo le poppate per diminuire il gonfiore
- Impacchi caldi in altri momenti della giornata per rilassare i tessuti e favorire il rilascio del latte. Anche una doccia calda può avere questo benefico effetto rilassante
Per liberare il seno dall’ingorgo mammario, si può far ricorso al metodo della pressione inversa. Dopo essersi distesa supina, la mamma eserciterà una pressione costante sull’areola, ruotando le dita in tutte le direzioni per diversi minuti. In questo modo, il latte ristagnante intorno al capezzolo dovrebbe defluire liberando la zona, e per il piccolo sarà molto più semplice attaccarsi e succhiare normalmente.
Durante la poppata, la mamma potrà seguirne il ritmo effettuando delle compressioni dalla base della mammella verso il capezzolo, facilitando l’uscita del latte.
Medicinali, sì o no?
In caso di ingorgo mammario, massaggi, impacchi e spremiture manuali dovrebbero essere sufficienti per facilitare la fuoriuscita del latte e ridurre i gonfiori. In alcuni casi, tuttavia, il dolore potrebbe essere particolarmente intenso e accompagnarsi a febbre. Fare ricorso a medicinali come ibuprofene o paracetamolo può aiutare a gestire queste situazioni, a patto ci si confronti con un medico esponendo la situazione e tenendo d’occhio eventuali effetti collaterali.
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